Il Battistero di San Giovanni Battista[1] a Riva San Vitale costituisce un importante esempio di architettura paleocristiana risalente agli anni attorno al 500; si tratta del più antico edificio religioso cristiano ancora interamente conservato in Svizzera.
Il battistero sorse secondo il giudizio unanime degli studiosi tra la fine del V e l'inizio del secolo VI, a partire forse dalle fondazioni di una villa o di terme romane; si spiegherebbe così l'impiego di manufatti (come alcune mensole decorate con una foglia d'acanto) impiegati nella costruzione e risalenti al periodo romano.
Di notevole interesse, artistico ed iconografico, sono gli antichi affreschi romanici di difficile datazione posti in alcune nicchie semicircolari, realizzati in un arco di tempo che verosimilmente va dal X al XII secolo.
Nei due nicchioni ai lati dell'abside: affreschi dedicati alla Vergine (a destra) e a Gesù (a sinistra), di pittore lombardo del 1270 circa. Nella nicchia di destra, in alto: l'Assunta nella mandorla; in basso, la Nascita di Gesù di tipo bizantino, a destra, e la Lavanda del Bambino a sinistra.
Nella nicchia di sinistra: Giudizio Universale col Cristo nella mandorla e i simboli degli Evangelisti in tetramorfo; la Risurrezione dei Beati a sinistra e i Tormenti dei dannati all'inferno, a destra. Lo zoccolo delle tre nicchie è decorato con una cortina.
Nelle parti superstiti del Giudizio Universale si registra la presenza di un Cristo Giudice dalla tunica rosso scuro, posto in una mandorla di luce, affiancata da due angeli che mostrano un cartiglio; nella parte sottostante, in corrispondenza a tali angeli, si riconoscono altre due presenze angeliche: una di esse rappresenta una raffigurazione del cherubino tetracefalo come descritto in Ezechiele I, 1-28 e X, ma con sei ali invece di quattro - probabile contaminazione dall'Apocalisse di Giovanni V, 8 -, l'altra è la figura di un serafino, corrispondente alla teofania di Isaia VI, 1-3. Ai piedi del Cristo troviamo figure poco riconoscibili, tra le quali s'intravede un angelo intento a suonare la tromba del giudizio.
La scena della Natività è sovrastata dalla presenza della Vergine, posta anch'essa in una mandorla di luce, sorretta da quattro angeli con tuniche sapientemente disegnate. Lo schema della scena ricalca modelli bizantini come quello interpretato, con maggior eleganza pittorica, dall'ignoto autore degli affreschi della chiesa di Santa Maria foris portas a Castelseprio.
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